Mi hai avvolto in fili invisibili,
lucidi di promessa.
Dicevi che era nutrimento,
ma ogni gesto chiedeva il prezzo
di un debito che non avevo scelto.
Mi hai insegnato un amore che trattiene,
che la vicinanza è una trappola,
che uscire significa ferire.
Ora porto il segno della tela sulla pelle:
non come marchio,
ma come mappa per ritrovare
l’ingresso e l’uscita