Sono una che sparisce.
Che si chiude in un angolo della stanza
e parla solo con i gatti.
Che dimentica di mangiare,
ma non dimentica mai una parola storta.
Sono una che si difende prima di essere attaccata.
Che legge il silenzio degli altri
come se fosse sempre colpa sua.
Che a volte ama così in anticipo
da bruciarsi tutto prima che succeda qualcosa.
Sono una che ha troppa testa.
E la usa come scudo.
Che pensa, analizza, immagina,
ma poi davanti al gesto semplice
si blocca,
si irrigidisce,
finge di non volerlo.
Sono una che fa fatica a chiedere.
Che preferisce cavarsela da sola
pur di non sentire il peso del debito.
Che ha paura di essere un peso.
Che si toglie prima ancora di essere chiamata.
Sono una che sa ascoltare,
ma che a volte vorrebbe gridare
“guardami, vedi quanto sto tenendo in piedi?”
E invece sorride,
tiene insieme le cose,
traduce, accompagna, regge,
fino a crollare —
ma da sola,
perché nessuno deve vedere quando crollo.
Sono una che si innamora degli sguardi complici,
dei silenzi condivisi,
dei cervelli accesi.
Ma che scappa quando sente che qualcuno vuole davvero starci.
Che ha paura della continuità.
Che non sa ancora come si fa a farsi contenere
senza sentirsi presa.
Sono una che ha imparato a proteggere
perché nessuno l’ha protetta come avrebbe voluto.
Che accompagna gli altri
dal posto dove nessuno ha accompagnato lei.
Che trasmette libertà
perché ha avuto troppa imposizione.
E che ora non sa bene come si fa a desiderare qualcosa senza pagarne il prezzo.
Sono una che ama gli animali
perché non chiedono coerenza.
Perché sanno tutto e non fanno domande.
Perché non devi spiegare chi sei
per farti leccare una ferita.
Sono una che a volte si sente rotta,
ma in un modo non riparabile, eppure fertile.
Una crepa che lascia entrare luce,
ma anche troppa ombra.
Sono una che sente tutto,
ma che si è abituata a fingere di niente.
Che ha una sensibilità acuminata,
una pelle che ricorda troppo.
Una che si aggrappa alla lucidità
come se fosse l’ultima zattera.
E sì —
sono anche quella che vuole essere amata.
Ma senza doverlo meritare ogni giorno.
Senza dover diventare più facile,
più leggibile,
più leggera.
Sono questa.
E non sempre so se basta.
Ma non posso essere altro.
E sto imparando —
lentamente —
che questo è già un inizio.