Ci sono stagioni in cui il tempo si piega,
scorre in diagonale invece che in linea retta.
L’estate è una di queste
le ore si allungano fino a diventare soglie,
e nelle soglie ciò che ho visto e imparato
non vuole più restare in silenzio.
Non scrivo per sigillare verità
ma per impedire che le intuizioni si dissolvano
prima di aver trovato un corpo,
una voce capace di ospitarle.
Quando il pensiero resta imprigionato
anche il desiderio di vivere si assottiglia.
I testi insorgono per custodire ciò che respira
e dare forma a ciò che non respira più
ma che continua a muovere l’aria.
Perché alcune presenze restano anche nell’assenza
come braci sotto la cenere
non fanno luce, ma scaldano ancora la mano che le cerca.